
Castelsardo – Storia
Castelsardo nella Storia
Un luogo antico, con radici nel tempo

Castelsardo

Antiche origini
Castelsardo non è semplicemente un borgo: è un luogo in cui ogni pietra racconta un passaggio di uomini, di fede, di battaglie e di mare. Camminare tra le sue mura significa attraversare secoli di vita mediterranea, tra leggende antiche e panorami che tolgono il fiato.
Ipotesi storiche associano,in età romana, alla mitica Tibula ed il suo porto, nodo vitale lungo le rotte commerciali. Qui gli approdi naturali attiravano navigatori e mercanti, mentre il villaggio di Frigiano prendeva forma attorno alla spiaggia chiamata Fritum Janii, il porto di Giano.
Prima ancora, popolazioni pre-nuragiche e nuragiche avevano scelto questo promontorio per la sua posizione privilegiata, lasciando tracce preziose come il nuraghe Paddaju, le mura megalitiche di Monte Ossoni e le enigmatiche domus de Janas con rilievi a protome taurina.
La vera svolta dell’insediamento arrivò nel Medioevo. Sul colle, dove un tempo sorgeva un monastero di eremiti antoniani.
Nella seconda metà del Duecento, come dimostrano gli scavi moderni, i Doria costruirono il castello che avrebbe dominato per secoli il destino del territorio.
Attorno alla rocca, protetta da mura possenti e ben 17 torri, nacque il borgo originario, destinato a diventare un punto strategico nelle lotte tra Doria, Giudicati di Arborea ed Aragona.
Eleonora d’Arborea visse qui per anni, mentre generazioni di famiglie corse e liguri trasformavano il paese in un crocevia di culture.

Nel 1448 Castelsardo fu l’ultima città sarda a essere inglobata nel Regno aragonese, divenendo Città Regia. Poco dopo assunse il nome di Castellaragonés.
Nel 1586 iniziò la costruzione della magnifica Cattedrale di Sant’Antonio Abate, con la sua torre campanaria affacciata sul mare e le cripte, che oggi ospitano il Museo del “Maestro di Castelsardo”.
Con l’avvento dei Savoia, nel 1767, il borgo divenne ufficialmente Castelsardo, mantenendo però sul proprio stemma le barre d’Aragona: un segno d’identità che nessun sovrano riuscì a cancellare.
Il Settecento e l’Ottocento furono secoli complessi, segnati da epidemie, crisi economiche e da un inevitabile declino del ruolo politico e religioso della città. Ma la storia di Castelsardo è anche una storia di resilienza: furono i suoi abitanti, spesso emigrati e poi rientrati, a ridarle energia e futuro. E grazie alla bellezza del mare, alla forza delle tradizioni e al fascino del suo patrimonio, Castelsardo ha saputo rinascere come una delle perle della Sardegna, oggi accolta nel prestigioso Club dei Borghi più Belli d’Italia.
A Castelsardo la storia non vive solo nei monumenti, ma anche nei riti che scandiscono l’anno.
La Settimana Santa è un’esperienza che colpisce nel profondo: il Lunissanti, all’alba, vede una processione suggestiva dirigersi verso la basilica di Nostra Signora di Tergu, mentre di notte il borgo si illumina di fiaccole e riecheggia di cori sacri.
La Prucissioni del giovedì santo, Lu Lcravamentu del venerdì e i falò di Sant’Antonio, il 17 gennaio, trasformano il paese in un teatro di emozioni antiche, vive ed autentiche.
Oggi Castelsardo continua a evolversi: nuovi spazi culturali, come la biblioteca e il prezioso archivio storico trasferiti accanto al Castello dei Doria, si affiancano al Museo dell’Intreccio Mediterraneo, uno dei più visitati della Sardegna.
Tra bastioni, scale ripide, chiese secolari e un centro storico che domina il mare, il borgo conserva intatta l’eleganza della sua nobile origine fortificata.
Visitare Castelsardo significa entrare in un racconto che non smette mai di sorprendere. Ogni panorama, ogni vicolo, ogni profumo di mare è un invito a scoprire un luogo in cui la storia non è memoria: è vita.

Cosa Visitare

Castello – Museo dell’Intreccio Mediterraneo:
Sito Web: https://www.mimcastelsardo.it/
Telefono: +39 079 6014769
Musei Episcopio (stregoneria ed inquisizione):
Sito Web: https://www.museumtempioampurias.it/
Telefono: +39 339 2454387
Museum Ampuriense:
Sito Web: https://www.museumtempioampurias.it/
Telefono: +39 328 9573581
Cattedrale Sant’Antonio Abate
Telefono: +39 079 471142
Roccia dell’Elefante
Con le sue due “Domus De Janas” inserite nel patrimonio UNESCO.
VALENZE TERRITORIALI









